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La salute è un settore sensibile e il rispetto della persona
deve rimanere al centro delle preoccupazioni di carattere medico. Per
questo esiste un severo quadro giuridico che disciplina iniziative e
pratiche di ricerca. Per esempio, definisce e controlla gli studi clinici
realizzati sugli esseri umani, per accertare la realtà del beneficio
terapeutico ricercato.
Etica e normative
Il quadro d'azione della ricerca è già ben precisato,
ma i progressi in corso richiedono una riflessione costante. Sono necessarie
una ridefinizione dei concetti rivelatisi superati e l'elaborazione
di normative giuridiche idonee. Il progresso induce la legge ad adattarsi,
per colmare i vuoti giuridici creati dalle conquiste scientifiche.
Il dibattito sulla clonazione, i suoi interessi (terapeutici, ad esempio)
e le sue eventuali derive (clonazione umana
) dimostrano la complessità
della riflessione da approfondire e la necessità di valutare
rischi e vantaggi prima di prendere qualsiasi decisione.
Lo Stato italiano, negli ultimi
anni, ha adottato una serie di decreti e ha introdotto azioni idonee
per inquadrare sul piano normativo le nuove attività derivanti
dai progressi della biologia e dalle relative innovazioni tecnologiche.
Ad esempio, è dal 1998 che un decreto ministeriale ha introdotto
le linee guida di riferimento per l'istituzione nelle aziende ospedaliere
dei Comitati etici, che hanno lo scopo di tutelare i diritti e la sicurezza
dei pazienti sottoposti a sperimentazione clinica.
Nel 1990 l'istituzione del Comitato Nazionale per la Bioetica ha fatto
seguito alla risoluzione n. 6-00038, approvata il 5 luglio 1988 dall'Assemblea
della Camera dei Deputati al termine di un dibattito "sui problemi
della vita", nella quale il governo veniva impegnato a promuovere
un confronto, anche a livello internazionale, sullo stato della ricerca
biomedica e dell'ingegneria genetica nella prospettiva del rispetto
della libertà e dignità umana. A tal fine veniva proposta
l'istituzione di un apposito Comitato. Al Comitato è affidata
la funzione di orientare gli strumenti legislativi ed amministrativi
volti a definire i criteri da utilizzare nella pratica medica e biologica
per tutelare i diritti umani ed evitare gli abusi. Il Comitato ha inoltre
il compito di garantire una corretta informazione dell'opinione pubblica
sugli aspetti problematici e sulle implicazioni dei trattamenti terapeutici,
delle tecniche diagnostiche e dei progressi delle scienze biomediche.
Gli organi di
regolamentazione
Dopo numerosissimi test, esami e studi clinici, la società farmaceutica
può finalmente decidere di commercializzare il suo farmaco. A
quel punto intervengono gli organi di regolamentazione nazionali. Per
essere venduto, un medicinale deve ricevere un'autorizzazione all'immissione
sul mercato (AIC). In Italia, questa autorizzazione può essere
rilasciata solo dall'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), la massima
istanza di regolamentazione nel campo dei medicinali.. L'Agenzia, operando
sulla base degli indirizzi e della vigilanza del Ministero della Salute,
è garante della qualità di qualsiasi prodotto medicinale,
e realizza costantemente verifiche sui farmaci in corso di sviluppo,
ma anche un follow-up di quelli già commercializzati. Per la
cronaca, il peso di un dossier di AIC è di 20 tonnellate.
L'AIFA possiede equivalenti in tutti i paesi. Le più note sono
la Food and Drug Administration (FDA) americana e l'Agenzia Europea
di Valutazione dei Medicinali (EMEA), che rilascia un'AIC valida in
tutta l'Europa.
La voce dei pazienti
Anche le associazioni di pazienti e di famiglie dei malati svolgono
un ruolo importante nella verifica delle procedure. La loro vigilanza
e il loro impegno quotidiano permettono a volte di evidenziare disfunzioni
del sistema sanitario che sfuggono alle autorità pubbliche.
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